Ferdinando Fabbri

Il cammino di Fabbri nell'universo sportivo era iniziato nella fucina del calcio dilettantistico. Da dipendente della Stefer, venne arruolato nei quadri dell'omonima squadra aziendale da Aldo Pasquali, destinato, sin dagli Anni 60, a compiere una invidiabile carriera nei quadri dirigenziali giallorossi. Nel 1979, con l'avvento della presidenza Viola, Pasquali vide rafforzare il proprio ruolo e il suo suggerimento di puntare sull'"omone" conosciuto alla Stefer, è immediatamente accolto. Fabbri viene inizialmente assegnato al settore giovanile, due stagioni a fianco di Saul Malatrasi, dal 1980 al 1982, poi, nell'anno di grazia 82/83, la richiesta d aggregarsi alla prima squadra. Nell'occasione, il colloquio con il presidente Viola è in pieno stile pirandelliano. Fabbri, intimorito, mette le mani avanti: "Presidente, forse non sono all'altezza di un incarico così importante" Viola di rimando, lo "tranquillizza": "Non ti preoccupare, se vai male ti licenzio". L'Omone, però, non va male e per 15 anni, il suo volto, si sposa indissolubilmente con quello della Lupa. Dirigente accompagnatore, di lui Viola diceva "Quello che le dice Fabbri è come se glielo dicessi io". nel febbraio del 1988, per il suo compleanno, Giuseppe Giannini e i compagni di quella Roma, gli fecero trovare nel parcheggio di Trigoria una macchina tutta infiocchettata; Fernando Fabbri si commosse, era riuscito, nel suo ruolo di accompagnatore, ad entrare nel cuore della squadra, a divenirne parte integrante.

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