IL COLOSSEO

COSTRUZIONE. La sua costruzione ebbe inizio ad opera dell'imperatore Vespasiano nel punto in cui trovava luogo un lago artificiale annesso alla Domus aurea di Nerone; venne infine terminata sotto il principato di Tito, figlio di Vespasiano, nell'80 d.C.. La cerimonia di inaugurazione, assolutamente fastosa, durò per ben cento giornate. Nella grandiosa struttura del Colosseo (vi trovavano posto, a seconda delle stime, tra i 40.000 e gli 85.000 spettatori) si svolgevano spettacoli con gladiatori (munera) e cacce di animali feroci (venationes). Ulteriori interventi di restauro e rifacimenti veri e propri si susseguirono nel tempo, anche a seguito di incendi, terremoti ed allagamenti, fino al termine della sua utilizzazione con il regno di Teodorico, nel VI secolo d.C.. Dopo lunghi secoli di oblio e di degrado, nel corso dei quali venne utilizzato come cava per materiali da costruzione, il Colosseo fu sottoposto sulla fine del XIX secolo ad un'opera di recupero dalla fitta vegetazione che lo ricopriva; venne anche portata alla luce la struttura sottostante l'arena, utilizzata in passato per ospitare i servizi necessari allo svolgimento dei giochi.

Il Colosseo oggi
Il Colosseo nel 1935

QUALCHE CURIOSITA'. Il COLOSSEO è a forma ellittica dai diametri di 187 metri il più grande, ed il più piccolo di 155, l'altezza è di 50 metri. Conteneva circa 80.000 spettatori. Esteriormente è costruito in quattro ellissi, tre di 80 archi adornati con colonne Doriche Ionichee e Corinzie, la quarta ellisse con pilastri Corinzi. L'ellittica è formata da 80 archi, 4 corrispondono ai 4 accessi dei quali uno era laccesso d'onore riservato agli imperatori. Al centro del podio, chiamato "suggestum", c'era il posto dell'Imperatore, l'altra parte del podio era occupata dai senatori e i membri della corte, poi venivano i posti dei tribuni, c'erano posti speciali per coniugi, ragazzi giovani accompagnati, famiglie e i loro servitori, per sole donne. Il Colosseo normalmente era scoperto, ma in caso di pioggia veniva coperto da un immenso velario che veniva manovrato da due squadre di marinai delle flotte di Ravenna e Capo Miseno. Quando l'anfiteatro era nel suo massimo splendore significava la grandezza di Roma e, come allora dopo secoli, il Colosseo rimane l'orgoglio della città per meravigliare ancora quanti lo visitano. La fine dell'Impero Romano fu segnata da due terribili terremoti (nel 442 e nel 508) che provocarono gravi danni al Colosseo. Teodorico Re dei Goti, nel 523 ha autorizzato una rappresentazione venatoria della tradizionale caccia alle bestie feroci all'interno del Colosseo, e da allora il Colosseo fù lasciato all'abbandono e fù usato come cimitero, poi come fortezza, e alla fine, dopo il terremoto del 1349, come cava di materiale edilizio, i meravigliosi marmi furono riutilizzati per costruire altri edifici. Il degrado del Colosseo fù ostacolato da Papa Benedetto XIV° (1740 - 1758), che per salvare quanto restava ha voluto consacrare il vecchio anfiteatro alla devota "VIA CRUCIS", e ha fatto innalzare una grande croce a nome di migliaia di martiri cristiani.


IL CAMPIDOGLIO

LA STORIA. Pur essendo il più basso (40 m. sul livello antico del Foro) e il meno esteso dei sette colli, il Campidoglio è forse tra essi il più ricco di monumenti e avvenimenti legati alle vicende pubbliche dell’Urbe. Il nome di Campidoglio discende secondo una leggenda dal ritrovamento di un teschio (caput) di un guerriero etrusco, mentre si scavavano le fondamenta per la costruzione del tempio di Giove. Il guerriero sarebbe stato un certo Tolus o Olus, da cui caput Toli donde Capitolium e poi Campidoglio. Il colle del Campidoglio era distinto in due sommità: il Capitolium propriamente detto a sud est (versante del giardino di via del Tempio di Giove), e l’Arx a nord ovest (versante della chiesa di S. Maria in Aracoeli), divise da una piccola vallata l’Asylum (corrispondente all’odierna piazza del Campidoglio). La tradizione antica riteneva che sulla cima del colle fosse stato fondato da Saturno il centro abitato più antico sorto nell’area della futura Roma. L’antichità dello stanziamento sulla collina è stata confermata dal rinvenimento di ceramica di età del bronzo scoperta ai suoi piedi, presso l’area sacra di Sant’Omobono e da quella dell’età del ferro rinvenuta in prossimità dell’ingresso meridionale del Tabularium. Ai tempi della fondazione leggendaria di Roma, il Campidoglio sarebbe stato conquistato dai Sabini a causa del tradimento della romana Tarpea, che avrebbe aperto le porte della cittadella agli invasori in cambio di tutto ciò che i soldati portavano sul braccio sinistro, probabilmente mirando al possesso di anelli e bracciali d’oro. I Sabini in tutta risposta dell’aiuto loro offerto dalla traditrice, la sommersero con i loro scudi, che impugnavano con il braccio sinistro, uccidendola. Molto probabilmente Tarpea non era altro che una divinità tutelare della collina : Mons Tarpeium è infatti il nome più antico della collina del Campidoglio. La statua di questa divinità rappresentata come eretta su una catasta di armi, potrebbe aver dato origine alla leggenda della traditrice Tarpea. Certo per tutta l’antichità un precipizio della collina fu conosciuto con il nome di saxum Tarpeium, cioè rupe Tarpea, e da esso venivano precipitati i rei di tradimento. Sempre Romolo avrebbe creato una sorta di zona franca nella depressione tra le due sommità del colle, che proprio da questa funzione avrebbe preso il nome di Asylum. Sul Campidoglio sorsero assai presto dei piccoli santuari come quello di Giove Feretrio (collegato con la cerimonia del trionfo), costruito dallo stesso Romolo, di Terminus e di Iuventa e di Veiove. Questi templi furono ben presto soppiantati dalla costruzione del tempio di Giove Capitolino, consacrato alla triade capitolina (Giove, Giunone, Minerva), iniziato secondo la leggenda dal primo re etrusco, Tarquinio Prisco e proseguito da Tarquinio il Superbo. L’inaugurazione si ebbe con l’inizio della Repubblica, il 13 settembre del 509 a.C. Nel tempio erano conservati anche i libri Sibyllini, una serie di testi oracolari di origine greca, introdotti da Tarquinio il Superbo.

La lupa del Campidoglio
La statua di Marc'Aurelio

L'INVASIONE GALLICA. L’episodio più celebre che riguarda il Campidoglio in età romana è legato alla tradizione dell’invasione gallica. Il 18 luglio del 390 a.C., che in seguito fu considerato giorno infausto dal calendario romano, un esercito inviato contro i Galli fu sbaragliato presso il fiume Allia. Tre giorni dopo gli invasori giunsero nella città indifesa e la saccheggiarono fatta eccezione per il Campidoglio che si salvò dal sacco e resistette per qualche mese. In relazione a questo assedio si narra l’episodio leggendario dell’attacco notturno dei Galli, sventato dagli starnazzi delle oche sacre che diedero l’allarme alla guarnigione. Infine i Galli decisero di ritirarsi convinti dall’offerta di un congruo riscatto in oro. Anche in questo caso la leggenda cercò di colorire e minimizzare la cocente sconfitta dei Romani. Si narra infatti che proprio mentre l’oro veniva pesato comparve un esercito romano, riunito dal condottiero Camillo, che cacciò i Galli dalla città. Successivamente, nel 383 a.C., le difese della collina furono migliorate con la costruzione di un grandioso muro di terrazzamento.

LE VICENDE. Probabilmente nel 343 a.C. fu costruito, sull’Arx, il tempio di Giunone Moneta (cioè “ammonitrice”), anche se il suo culto, come è testimoniato dai ritrovamenti archeologici, è molto più antico. Presso questo edificio vi era la Zecca di Roma : proprio da questa vicinanza al tempio il denaro coniato, finì con l’essere indicato con il termine “moneta”. Nel 133 a.C. nelle vicinanze del tempio di Giove Capitolino, venne ucciso, nel corso di un comizio, il tribuno rivoluzionario Tiberio Gracco. Nel punto in cui egli cadde colpito dagli avversari politici, venne eretta una statua, venerata dal popolo quasi come una divinità. Nell’83 a.C. il colle fu distrutto da un incendio in cui bruciò anche il Tempio di Giove Capitolino e i Libri Sibyllini in esso contenuti. In seguito durante i lavori di restauro fu edificato (tra il 78 e il 65 a.C.) il Tabularium, che ospitava l’archivio dello stato romano. Nel 69 d.C., durante l’anarchia che seguì alla morte dell’imperatore Nerone, si sviluppò attorno al colle una battaglia tra i partigiani di Vespasiano, che vi avevano trovato rifugio, e quelli di Vitellio : durante gli scontri si sviluppò un terribile incendio che distrusse di nuovo il Campidoglio. I lavori di restauro toccarono al nuovo imperatore Vespasiano, ed erano probabilmente finiti da poco quando, nell’80 d.C., ormai Tito era succeduto al padre alla guida dell’Impero, le fiamme tornarono a devastare gli edifici del colle. Spettò all’imperatore Domiziano, succeduto a sua volta al fratello Tito nell’81d.C., il compito della ricostruzione. L’accesso al Campidoglio era garantito da più percorsi: il più importante era rappresentato dal clivus Capitolinus, un tratto del quale è ancora visibile dal Foro subito dopo il Portico degli Dei Consenti. Questo strada, che iniziava nel Foro presso l’arco di Settimio Severo, costituiva la prosecuzione della via Sacra e l’ultimo tratto era percorso dai cortei trionfali che giungevano così davanti al tempio di Giove. Gli altri accessi alla collina erano garantiti da scalinate, due delle quali ci sono note con il nome di Scalae Gemoniae e centum Gradus (cento gradini). Il primo percorso giungeva sulla cima dell’Arx e corrisponde approssimativamente alla scalinata moderna che parte alle spalle del Carcere Tulliano : su questa scala venivano gettati i corpi dei giustiziati nella vicina prigione. Probabilmente il suo prolungamento era rappresentato dai Gradus Monetae, che portavano appunto presso il tempio di Giunone Moneta e terminavano presso la rupe Tarpea che non si trovava quindi in corrispondenza del Capitolium, ma dell’Arx e si affacciava sul foro probabilmente in corrispondenza del carcere Tulliano. I Centum Gradus invece non dovevano corrispondere ad un altro percorso, ma si devono identificare con i Gradus Monetae di cui indicavano la lunghezza di cento gradini. Un altro importante percorso, il clivus Argentarius, costeggiava le pendici del colle sul lato nord - ovest presso il Foro di Cesare. Il Campidoglio fu inoltre teatro di importanti cerimonie ufficiali dello stato romano : in età repubblicana vi si svolgevano i “comizi tributi”, ovvero l’assemblea che riuniva patrizi e plebei e decideva l’elezione di magistrati minori, votava alcune leggi e giudicava dei reati particolari ; vi si concludeva, come abbiamo visto, il percorso trionfale del condottiero vittorioso che compiva un sacrificio di fronte al tempio di Giove Capitolino, il primo gennaio vi avveniva la cerimonia di investitura dei consoli e da qui partivano i governatori inviati nelle provincie dell’Impero.


GLI ARCHI

Arco di Tito

Nell'antica Roma e in tutto il suo impero, il potere celebra se stesso con gli archi di trionfo, concepiti per apparire agli occhi della folla come eterna cornice alle vittorie dell'imperatore. La cerimonia del trionfo dura pochi giorni, ma l'arco ne prolunga il ricordo nei secoli, insieme all'opera dei poeti e degli storici. Gli archi di trionfo costituiscono un elemento tipico dell'architettura romana: queste strutture, che possiedono valore autonomo rispetto alla funzione di porta, ricoprono un carattere monumentale celebrativo. L'imperatore, che tornava vittorioso da campagne militari, veniva festeggiato solennemente, costruendo in suo onore una simbolica porta della vittoria, sotto la quale il condottiero sfilava con i tesori e gli schiavi che costituivano il bottino di guerra, attraverso il percorso tradizionale della Via Sacra. Attualmente sono visibili nel foro gli archi di trionfo degli imperatori Tito, Settimio Severo e Costantino ma si possono individuare ancora i basamenti degli archi dedicati agli imperatori Augusto e Traiano.

Dei Gavi a Verona
di Druso
di Aurelio a Tripoli
Aosta
di Tito a Roma
di Settimio Severo in Libia
di Augusto a Torino
di Traiano ad Ancona
di Costantino a Roma
di Giano a Roma
Orange (Francia)
di Traiano a Benevento
Settimio Modesto in Turchia
Bosra
Saint Remy
Siria

CIRCO MASSIMO

 

Bacino di circa 600 metri di lunghezza, quasi del tutto interrato. Venne realizzato nel periodo dei re etruschi ( presumibilmente Tarquinio Prisco ). La struttura in muratura fu arricchita di un palco imperiale da Augusto, ricostruita da Traiano, ampliata da Caracalla e restaurata da Costantino.Il Circo Massimo fu una struttura costruita per il divertimento e l'intrattenimento del popolo: la corsa delle bighe, che qui si svolgeva, era insieme alla lotta dei gladiatori lo spettacolo più amato. Attualmente potete vedere un grande prato di forma ellittica (664 m x 124 m), in cui è chiaramente riconoscibile il perimetro delle gradinate. Nel passato fu uno stadio di eccezionale grandezza, poteva ospitare fino a 250.000 persone. La costruzione è una delle più antiche di Roma, risale infatti proprio agli anni successivi alla nascita stessa della città, nel corso dei secoli è stato sempre più ingrandito, fino a raggiungere le dimensioni attuali. L'area del circo massimo è poi legata all'antica storia del ratto delle sabine: subito dopo la nascita della città vi era una preoccupante scarsità di donne, Romolo primo Re di Roma, decise allora di fare un grande festa nell'area dove sorge oggi il Circo Massimo, invitare i sabini, con le loro donne. Durante la festa i romani rapirono le donne sabine e cacciarono i loro mariti e padri. Poco dopo gli uomini sabini si organizzarono per tornare a prendere le loro donne, come entrarono nella città però, le loro stesse donne si interposero fra loro ed i romani, di cui intanto si erano affezionate! La storia quindi ebbe un lieto fine, il Re romano e quello sabino governarono insieme e il popolo romano e quello sabino si fusero insieme.


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Ultima modifica di questa pagina: 02/01/2016

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