Alvaro Marchini

Biografia di Alvaro Marchini

Alvaro Marchini nasce a Roma il 7 novembre 1916. Il padre socialista fu costretto a scappare da Moiano, in Umbria, a causa delle persecuzioni fasciste. Di fede comunista, Alvaro Marchini visse da partigiano la fine della guerra. Diede vita, all'inizio clandestinamente, alla pubblicazione del quotidiano L'Unità. Assieme al fratello Alfio intraprese con successo l'attività di costruttore e tra i suoi lavori ricordiamo la fine della costruzione del palazzo di Via delle Botteghe Oscure, poi donato al Partito Comunista Italiano, e ponte Marconi, detto all'epoca "Ponte Marchini" proprio per la loro partecipazione nell'esecuzione dei lavori. Pur benestante rimase tutta la vita fedele al suo credo politico e non ostentò mai oggetti "da ricco". Alvaro Marchini con le figlie alla Galleria Nuova Pesa All'attività di costruttore negli anni affiancò quella di gallerista e nel 1959 fondò la Galleria Nuova Pesa, in via Frattina. La fede politica e la carriera lavorativa gli valsero gli appellativi di "miliardario rosso" e "palazzinaro comunista". Insieme al fratello Alfio venivano chiamati "calce e martello".

Sopra Alvaro Marchini con le figlie alla Galleria Nuova Pesa. Qui potete trovare altre foto

Racconto della battaglia di Monterotondo, in cui il partigiano Alvaro Marchini comandò l'azione.

La presidenza Marchini

Franco Evangelisti ed Alvaro Marchini Nel 1965 Alvaro ed Alfio Marchini entrarono a far parte dei quadri dirigenziali della Roma. "Per dare una mano al conte Francesco Marini-Dettina" – disse in seguito – "che con la Roma rischiava di rovinarsi". Il 23 dicembre 1968, naufragata l'idea del presidente Evangelisti di comporre un Senato giallorosso composto da tutti gli ex presidenti e dopo un breve periodo con Francesco Ranucci al vertice della società, Alvaro Marchini s'impegna a rilevare la carica di presidente della Roma. Prova a portare nella Capitale Italo Allodi, reduce da ottime stagioni all'Inter e tra i migliori dirigenti dell'epoca, ma il veneto nonostante la parola presa (e un anticipo di centomila lire, poi restituito) alla fine della trattativa scelse di accasarsi alla Juventus.

Helenio Herrera ed Alvaro MarchiniPer la panchina romanista Marchini si trova con un contratto già firmato dalla vecchia dirigenza con il tecnico più in voga in quel periodo, il mago argentino Helenio Herrera. Fosse stato per lui l'avrebbe sciolto perché trovava assurdo remunerare l'allenatore con 259 milioni di lire, ma non ci riuscì e dovette accettare quanto sottoscritto dal suo predecessore. Il rapporto tra Marchini e Herrera per ciò nasce già minato e si guasta irreversibilmente in seguito al tragico decesso di Giuliano Taccola, avvenuto il 16 marzo 1969. Tuttavia, se pur malvolentieri, il presidente Marchini conferma Herrera alla guida della Roma anche nella stagione successiva (1969/70). Non poteva esonerarlo sia in virtù del contratto firmato, sia per il successo riscosso da HH nella piazza romana specialmente dopo che, conquistando la Coppa Italia 1968/69, aveva riportato la Roma a vincere un trofeo.

L'ottava posizione del campionato 1968/69 viene peggiorata nella stagione successiva quando la Roma, priva dopo quindici anni della bandiera Giacomo Losi, chiude all'undicesimo posto. Solo in Coppa delle Coppe i giallorossi (spesso in completo bianco per volere di Herrera) si tolsero delle soddisfazioni arrivando alle semifinali e venendo eliminati solo dal lancio della monetina. Per il presidente Alvaro Marchini è una delusione, nonostante gli sforzi profusi i risultati stentano ad arrivare. Nell'estate 1970 fece una scelta che la piazza non gli perdonò mai e che, pochi mesi dopo, lo costrinse a farsi da parte: si fece convincere da Allodi – ormai dirigente della Juventus - a scambiare i giovani gioielli romanisti Capello, Spinosi e Landini con i calciatori bianconeri Del Sol, Zigoni, Vieri e Viganò. Il pubblico romanista, aizzato anche dalla campagna di stampa contro Marchini, contestò moltissimo la decisione del presidente tanto da coniare lo slogan, quando l'operazione andò in porto, "Marchini hai fatto più danni tu che Mussolini". Proprio il Duce divenne nel corso della stagione l'alibi che consentì finalmente a Marchini di cacciare Herrera dalla Roma: il tecnico argentino dichiarò che l'unico scudetto vinto della Roma era derivato delle simpatie di Mussolini per la squadra capitolina. Marchini, stufo ed esasperato dal comportamento del "mago", stavolta lo licenziò mettendo al suo posto l'ex portiere giallorosso Luciano Tessari.

Alvaro Marchini e Gaetano AnzaloneIn vista della nuova stagione Marchini ingaggiò il giovane Francesco Rocca, terzino sinistro dalle ottime prospettive. Fu l'ultimo atto del presidente Marchini il quale, conquistato il miglior piazzamento (sesto posto) delle sue tre annate al timone della Roma ma con la gente romanista e parte della dirigenza giallorossa contro, decise di rassegnare le dimissioni. Il 13 giugno 1971 cede la società al suo "delfino" Gaetano Anzalone per un miliardo e 480 milioni.

Padre della brillante attrice Simona Marchini e zio del costruttore e politico Alfio Marchini. Muore il 25 settembre 1985, a 69 anni, nella sua villa di Grottaferrata.

Il presidente Alvaro Marchini sorridente con la Roma vincitrice della Coppa Italia 1968/69

Il presidente Alvaro Marchini sorridente con la Roma vincitrice della Coppa Italia 1968/69

Ultima modifica di questa pagina: 23/02/2016

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